L’Associazione Nazionale Turismo Open sta organizzando una grande sfilata di moda inclusiva a Milano (data e location in via di definizione) e cerca partecipanti!
Cerchiamo persone maschi e femmine con voglia di mettersi in gioco sulla passerella: Persone con disabilità Persone normodotate
Età: dai 15 ai 40 anni
Non serve esperienza nel mondo della moda: cerchiamo personalità, energia e voglia di partecipare a un evento che promuove inclusione, bellezza e diversità.
Per i minorenni è necessaria un’autorizzazione scritta da parte dei genitori.
Vuoi partecipare o ricevere informazioni?
Per partecipare o avere informazioni: 375 590 7849
Condividi questo messaggio nei gruppi e con amici che potrebbero essere interessati. Più siamo e più l’evento sarà speciale!
Oggi più che mai sarebbe bene non dimenticare. Con il dilagante antisemitismo radicato in tutte le parti del mondo per colpa di una classe politica incapace di comprendere alcuni concetti fondamentali e di saperli spiegare c’è bisogno di non dimenticare che il popolo ebreo ha subito un genocidio. Oggi più che mai c’è una grande confusione con i significati delle parole, oggi più che mai si usano vocaboli inappropriati, oggi più che mai bisogna distinguere il falso dal vero come canta Francesco Guccini, nel suo “Un vecchio e un bambino”. Oggi più che mai bisogna fermarsi e riflettere, approfondire, documentarsi e saper spiegare e raccontare a mente fredda e con i moderni testi di storia, ripuliti da ideologie politiche comuniste e fasciste, si avverte anche il bisogno di conoscere e riconoscere i propri principi ed i propri ideali, attraverso una pulizia radicale dalle vecchie ideologie politiche. Non bisogna nascondersi dietro falsi slogan, false ideologie che ahinoi esistono ancora ma che non appartengono alla quotidianità in particolare di persone con disabilità ed è per questo che oggi vi portiamo Fossoli (MO).
La Associazione Nazionale Turismo Open, ha fortemente desiderare avere come proprio Partner la Fondazione Fossoli perché vogliamo ricordare la storia dell’immensa tragedia dello sterminio di milioni di ebrei. Abbiamo intervistato la presidente della Fondazione. Potete leggerla a questo link.
A circa sei chilometri da Carpi, in località Fossoli, è ancora visibile il Campo costruito nel 1942 dal Regio Esercito per imprigionare i militari nemici. Nel dicembre del 1943 il sito è trasformato dalla Repubblica Sociale Italiana in Campo di concentramento per ebrei. Dal marzo del 1944 diventa Campo di polizia e transito, utilizzato dalle SS come anticamera dei Lager nazisti. I circa 5.000 internati politici e razziali che passarono da Fossoli ebbero come destinazioni i campi di Auschwitz-Birkenau, Mauthausen, Dachau, Buchenwald, Flossenburg e Ravensbrück. Dodici i convogli che si formarono con gli internati di Fossoli, sul primo diretto ad Auschwitz, il 22 febbraio, viaggiava anche Primo Levi che rievoca la sua breve esperienza a Fossoli nelle prime pagine di “Se questo è un uomo” e nella poesia “Tramonto a Fossoli”. Fossoli è stato il campo nazionale della deportazione razziale e politica dall’Italia. Tra il 1945 e il 1947 è campo per “indesiderabili”, ovvero un centro di raccolta per profughi stranieri. Dopo la fine della guerra il Campo è utilizzato a scopo civile. Dal 1947 al 1952 è occupato dalla comunità dei Piccoli Apostoli di Don Zeno Saltini che a Fossoli danno vita a Nomadelfia. Dal 1954 alla fine degli anni ’60 vi giungono i profughi giuliani e dalmati provenienti dall’Istria e vi fondano il Villaggio San Marco. Di proprietà dello Stato, il Campo dopo il 1970 cade in uno stato di abbandono. L’apertura a Carpi nel 1973 del Museo Monumento al Deportato spinse il Comune a richiedere l’acquisto dell’area che, nel 1984, venne concessa “a titolo gratuito” grazie ad una legge speciale.
Fossoli è abbastanza accessibile a persone con disabilità, nonostante il luogo che andate a visitare, vi aiuterà a comprendere più da vicino cosa erano le baracche. E’ stato un luogo che serviva a raccogliere prigionieri che verranno portati al famigerato Binario 21 a Milano. Qui la visita al memoriale della Shoah.
Tutte le informazioni storiche sono rintracciabili a questo link a cura di Incuriosire.it
La Basilica di San Michele Maggiore di Pavia non presente barriere architettoniche, né per l’ingresso neppure all’interno. Sono assenti purtroppo istruzioni per disabilità sensoriali.
Dopo molti anni di collaborazione del Presidente dell’Associazione Nazionale Turismo Open, Antonio Capoduro con il CRAC di Cremona diretto da Dino Ferruzzi, è motivo di orgoglio per entrambi riprendere a collaborare.
Il CRAC era ospitato all’interno di un liceo Artistico di Cremona intitolato a Bruno Munari, Antonio Capoduro conobbe il CRAC nel 2007 dovendo recensire per la rivista Artkey la videoinstallazione di Giulia Caira e con Dino Ferruzzi che mi ha fatto entrare nell’importante e difficile mondo dell’arte contemporanea.
Dopo aver fatto una lunga chiacchierata io e Dino iniziammo a collaborare affidandomi il ruolo di Webmaster del CRAC. E per diversi anni portai avanti questo lavoro. Proposi a Dino una serie di lezioni sul tema “accessibilità dell’arte per i non vedenti” all’interno del liceo artistico.
La nostra amicizia e stima è rimasta inalterata negli anni ed ecco il motivo di questa nuova partnership, in cui ci scambieremo tutto il materiale del CRAC in cambio del patrocinio sulle future iniziative del CRAC, in virtù della nuova sede del CRAC,
A distanza di 500 anni dalla celeberrima battaglia, Pavia racconta i tempi, i luoghi e gli uomini con una bella mostra multimediale allestita nel bellissimo Castello Visconteo,
La mostra è allestita su due piani. Il piano terra è interamente accessibile, per accedere al secondo piano è necessario usufruire di un ascensore senza pulsantiera in Braille, Per l’utilizzo dell’ascensore e le indicazioni sull’entrata con scivolo si può contattare il giorno stesso o quello precedente la biglietteria al num. 0382.399770
Il Filatoio di Caraglio è un esempio di archeologia industriale situato nel comune di Caraglio, in provincia di Cuneo. Questo antico stabilimento è stato costruito tra il 1676 e il 1678 su iniziativa del conte Giovanni Girolamo Galleani che, trasferitosi da Bologna nel Ducato di Savoia, volle costruire qui un importante centro per la produzione di seta pregiata, con l’obiettivo di competere con quella francese per fornire le manifatture francesi di prodotti a base di seta.
La scelta di insediare uno stabilimento produttivo sul territorio di Caraglio fu motivata da tre elementi fondamentali: la possibilità di coltivare gelsi nelle campagne circostanti, il fattore umano rappresentato da maestranze qualificate a basso costo e la presenza della vicina sorgente Cèlleri che permetteva di alimentare i mulini ad acqua interni allo stabilimento. L’acqua reflua veniva recuperata per l’irrigazione delle campagne circostanti.
A partire dall’inizio dell’Ottocento, a seguito di un’epidemia che colpì le coltivazioni di gelso e i bachi da seta di tutta Europa, l’approvvigionamento dei bozzoli venne progressivamente spostato verso l’Estremo Oriente; per il Filatoio iniziò così un lento periodo di declino. La produzione proseguì fino al 1936, anno in cui il filatoio cessò la sua secolare attività, anche a seguito della politica di autarchia economica imposta dal regime fascista che promosse la produzione di filati alternativi come la viscosa e il fustagno. Da allora il filatoio vide un declino inesorabile che culminò con la trasformazione in caserma militare durante il periodo bellico della Seconda guerra mondiale e che lo vide anche bersaglio di bombardamenti aerei che lo danneggiarono.
Grazie al sostegno economico della Regione Piemonte e di vari Istituti Bancari, il Filatoio di Caraglio è stato completamente restaurato tra il 1995 e il 2000, diventando il più antico setificio d’Europa. Recuperati i disegni delle macchine e scoperte le migliorie introdotte da Leonardo da Vinci nell’industria serica, le automazioni sono state ricostruite in legno, fedeli a quelle originali, e accompagnate da pannelli retroilluminati che spiegano l’apporto del genio toscano.
Ascensori, passarelle, ampio parcheggio e guide qualificate offrono l’accesso ai soli disabili motori, tranne il percorso dal parcheggio all’edificio, purtroppo sterrato, e i cortili in ciottoli (le corsie originali lastricate di pietre sono ahimè strette e disagevoli).
IL PERCORSO ESPOSITIVO
La visita al Filatoio è guidata e dura circa un’ora.
All’inizio del percorso un breve filmato illustra il processo produttivo con una serie di immagini d’epoca ed un plastico fornisce una visione d’insieme degli edifici che compongono il complesso.
Il Plastico del Filatoio
La visita prosegue al secondo piano dove vengono spiegati tutti i passaggi della lavorazione della seta dalla trattatura (estrazione del filo dal baco da seta) agli incannatoi e binatoie, attrezzature che completavano i passaggi successivi di avvolgitura del filato su rocchetti.
Fornelletto per la trattura
Dettaglio del fornelletto per la trattura
Bozzi dei bachi da seta
Ricostruzione di binatoie
Ricostruzione di un incannatoio
Al piano inferiore, in un ambiente a doppia altezza, due torcitoi idraulici in legno sono stati completamente ricostruiti e collocati nella loro sede originale. I due macchinari, che sono perfettamente funzionati, in origine erano azionati dall’energia idraulica mentre oggi funzionano grazie all’utilizzo di energia elettrica.
Torcitoi idraulici
Negli ambienti del piano terra sono visibili le ruote idrauliche che venivano azionate dall’acqua del canale idrico collegato alla sorgente, e che fornivano la forza motrice per il funzionamento dei torcitoi soprastanti.
Accessibilità al museo
Il museo è accessibile a persone con disabilità motorie.
L’ingresso è gratuito per le persone disabili e accompagnatore.
Il museo è raggiungibile con mezzi pubblici: in autobus dalla stazione ferroviaria di Cuneo, con la linea 92 gestita dalla compagnia Grandabus, o la linea 78 gestita dalla compagnia Benese, fermata accessibile a circa 200 metri dal Filatoio.
Presenza degli stalli per il parcheggio delle persone con disabilità.
Museo dotato di ascensore per raggiungere il secondo piano e il piano intermedio.
Servizi igienici dedicati per le persone con disabilità.
DETTAGLIO DEGLI ACCESSI AL MUSEO
Ingresso di accesso alla biglietteria, al piano terra del filatoio e alla sala espositiva delle mostre temporanee
Ascensore per l’accesso al secondo piano del filatoio.
Rampa di accesso al piano intermedio per la visita ai Torcitoi idraulici
Piano di accesso per la visione dei Torcitoi idraulici in funzione.
COME ARRIVARE AL FILATOIO
Il Filatoio di Caraglio si trova in provincia di Cuneo a Caraglio in via Giacomo Matteotti 40.
Rimandiamo al sito del Museo per la modalità e gli orari di visita aggiornati.
Ringrazio il sindaco di Castelletto di Baldruzzo (PV), Flavio Ferlini, per aver accettato questa intervista che intende offrire ai nostri lettori una sorta di guida turistica e valorizzare tutto il territorio nazionale partendo dai piccoli comuni. La Associazione Nazionale Turismo Open intende mappare ogni località per agevolare i turisti a essere consapevoli delle difficoltà che si incontrano quando si va a visitare luoghi più o meno importanti. La consapevolezza dell’accessibilità e delle barriere architettoniche chi si incontrano in ogni luogo e momento della vita quotidiana.
Il diritto all’ingresso non è soltanto da riferire alle barriere architettoniche: esistono anche quelle economiche
Colosseo di Roma – Credit by PIXHERE
AGCM (Autorità Garante Concorrenza e Mercato) ha sanzionato per 20 milioni CoopCulture e gli operatori Tiqets International BV, GetYourGuide Deutschland GmbH, Walks LLC, Italy With Family S.r.l., City Wonders Limited e Musement S.p.A. dopo un’istruttoria avviata a luglio 2023: oggetto dell’indagine, la sostanziale impossibilità di acquistare online biglietti per l’ingresso al Parco Archeologico del Colosseo.
CoopCulture, che ha gestito dal 1997 al 2024 il servizio ufficiale di vendita dei biglietti per l’accesso al Colosseo, è stata multata per 7 milioni di euro: ha contribuito consapevolmente alla grave e prolungata indisponibilità dei biglietti di ingresso a prezzo base; non ha adottato iniziative adeguate per far fronte all’accaparramento dei titoli di accesso con metodi automatizzati; poi, ha riservato significativi quantitativi di biglietti alla vendita abbinata alle proprie visite didattiche, da cui traeva rilevanti benefici economici. Ha così costretto i consumatori a rivolgersi a tour operator e a piattaforme che rivendevano biglietti abbinati a servizi aggiuntivi e a prezzi notevolmente più alti.
Sanzioni pecuniarie per complessivi oltre 12 milioni anche agli altri sei operatori: hanno acquistato biglietti con bot o altri strumenti automatizzati, contribuendo al rapido esaurimento dei biglietti stessi a prezzo base sul sito del concessionario CoopCulture. Questi operatori si sono avvantaggiati della sistematica indisponibilità di biglietti che ha costretto i consumatori a reperirli a prezzi anche molto più alti perché abbinati ai servizi aggiuntivi offerti da loro o da altri operatori turistici.
Idea: poiché l’accesso è un diritto, perché non iniziare a sanzionare siti pubblici e privati che non abbiano predisposto sistemi fissi o temporanei di superamento delle barriere architettoniche: AGCM, cosa ne pensi? L’introito delle multe potrebbe servire a sostenere lo sviluppo del turismo accessibile in tutte le sue forme?
Sono Antonio Capoduro, spastico dalla nascita, laureato in scienze dell’informazione ed attualmente funzionario presso il dipartimento di informatica dell’università degli studi di Milano, membro scientifico dell’Associazione Internazionale di psicologia e psicanalisi dello sport, ex schermidore paralimpico. Nella mia vita mi sono occupato di accessibilità sotto ogni punto di vista: informatica, ergonomica ed attualmente mi occupo di turismo accessibile, perché essendo curioso amo viaggiare e mi sono accorto che in Italia manca una cultura dell’accessibilità per tutti ed intendo farmi promotore di essa. Ed è per questo che ho costituito la associazione nazionale turismo open, di cui sono Presidente. Fra le molte attività che sto portando avanti vi è l’ideazione e la realizzazione del museo della scherma.
A questo punto siamo lieti di presentare la Associazione Nazionale Turismo Open alla nostra prima esperienza fieristica da espositori. Open è un vocabolo che ha un significato universalmente noto come apertura. Per noi di anto ha un significato profondo di apertura verso un mondo privo di barriere architettoniche, socioculturali e di pregiudizio contestualizzato al mondo della disabilità.
Tema molto importante data l’innalzamento dell’età media della popolazione e con l’amara considerazione che chiunque può trovarsi in una condizione di disabilità anche temporanea; vedete che abbattere le barriere architettoniche è fondamentale per migliorare la qualità di vita di tutti, si pensi agli anziani con un bastone o a un semplice passeggino.
Quando due anni fa abbiamo costituto la associazione la domanda a cui abbiamo cercato di rispondere è stata: “Io posso?”. Per rispondere a questa domanda abbiamo deciso di dare inizio a un lavoro di mappatura di tutte le possibili attrazioni turistiche che di volta in volta capita di visitare e di mettere il materiale raccolto, arricchito da informazioni storiche geografiche, sul nostro sito per condividerlo con i nostri lettori ed aiutare i turisti con disabilità e non solo ad essere consapevoli delle eventuali difficoltà e criticità a cui andranno incontro visitando i luoghi catalogati e visitati da ANTO.
Open, ha anche un altro significato che, in questo frangente, è contestualizzato perfettamente nell’aria aperta ed ANTO ha già individuato due percorsi accessibili che trovate sul sito; il primo è completamente accessibile realizzato dal nostro Partner Ideanatura snc e si trova nella patria della ceramica modenese tra Castellarano e Sassuolo, esattamente a Nirano, dove sono presenti dei piccoli vulcanetti nel contesto delle “Salse di Nirano” ove è possibile ammirare un paesaggio lunare con crateri argillosi e brulli. Il percorso è accessibile con una passerella ecosostenibile realizzata in legno con istruzioni anche in Braille che descrivono il paesaggio.
Il secondo percorso naturalistico accessibile in condizioni meteo idoneo a passeggiate individuato da ANTO è localizzato a Dueville in provincia di Vicenza, esattamente alle Risorgive del Bacchiglione, dove acqua e natura uniscono perfettamente e generano una sensazione di benessere incredibile immerso tra il silenzio, il rumore delle acque e canti di uccelli. Il terreno è ben battuto e questo rende la full immersion naturale accessibile a persone in carrozzina.
Il terzo percorso accessibile non ancora sul sito si trova nella valle del fiume Secchia in provincia di Reggio nell’Emilia esattamente a Poiano, frazione di Villa Minozzo. Le “Salse di Poiano” sono delle sorgenti di acqua Caustiche. Anche in questo caso lungo il percorso è presente una passerella in materiale ecosostenibile e terreno battuto. Acqua salina freddissima che sgorga dalla roccia del monte.
La Associazione Nazionale Turismo Open intende fare del vastissimo patrimonio artistico, culturale e paesaggistico accessibile una risorsa economica e sociale all’insegna dell’apertura a tutte le persone, disabili e no, perché come ho detto in un recente convegno di psicologia e sport, tutti noi abbiamo una disabilità intrinseca dettata dalla nostra personalità.
Far crescere la cultura dell’accessibilità a 360° significa migliorare la qualità della vita di tutte le persone facendo una mappatura dell’intero territorio, sensibilizzando associazioni, autorità e politica locale, settore produttivo, ristorazione, alberghiere e aziende a fare del turismo accessibile una grande risorsa economica ed umana. Creare una rete di informatori è una fondamentale fonte di crescita per tutti. Ed è per questo che abbiamo aderito a questo bellissimo evento fieristico.
ringrazio gli organizzatori per avermi invitato e spronato ad essere presente a questo importante convegno, nonostante in questo periodo sia in difficoltà fisica e mentale.
Il mio intervento ha come titolo: “Benessere e disabilita: tra sport e bellezza”, perché ritrovo nello sport e nella bellezza i presupposti per generare benessere fisico e mentale in tutte le persone, in particolare alle persone con disabilità. Lo scopo del mio intervento è quello di dimostrare come lo sport e la bellezza vadano di pari passo anche se apparentemente sono due argomenti completamente differenti.
Mi presento, sono Antonio Capoduro, spastico dalla nascita, fino all’età di due anni tutti i pediatri, psicologi e psichiatri consultati mi avevano prospettato un futuro in stato vegetativo, incapace di intendere e volere. I miei genitori non hanno mai creduto a questa tesi catastrofica e grazie alla loro tenacia e alla mia caparbiotà e desiderio di superare qualunque ostacolo che la vita mi si presentava di volta in volta; sono riuscito a rendermi autonomo sia fisicamente che economicamente. Sono laureato in scienze dell’informazione, attualmente sono funzionario presso il dipartimento di informatica dell’università di Milano dove sono responsabile del sito dipartimentale e sono orgoglioso di poter essere qui a raccontare perché sport e bellezza generano benessere.
Conosco Giovanni Lodetti da oltre vent’anni, il quale mi ha proposto di collaborare con AIPPS, a cui credo di aver potuto dare il mio contributo, ho portato avanti e credo di continuare a farlo attraverso l’dea che la disabilità non sia una condizione di svantaggio, bensì una sfida che aiuta tutte le persone a vivere meglio ed a guardare la condizione di disagio come una risorsa, perché se ci pensiamo bene, ognuno di noi ha una disabilità intrinseca, altrimenti saremmo tutti uguali. Giovanni mi ha condotto per mano nel mondo della scherma. Cercherò di essere sintetico perché, come detto all’inizio sono in un momento di difficoltà fisica e visiva.
Sono diventato un atleta a livello agonistico, classificato nella categoria C. Il passaggio dall’essere in allenamento con i propri compagni di palestra all’agonismo è complesso perché in palestra vincere o perdere non era fondamentale, nelle gare agonistiche invece si sprigiona il proprio io, l’essere io che si deve battere contro un altro io. Lo scontro basate sulle regole schermistiche diventano un motivo potente di sfida e di stimolo a riuscire a vincere contro il proprio avversario.
Avversari che possono avere caratteristiche e disabilità completamente diverse dalle mie, io avendo distonie faccio molta fatica a tenere il capo nella direzione giusta soprattutto in regime di tensione e questo mi faceva perdere parecchi punti oppure arrivava una distonia al momento dell’affondo e venivi colpito dall’avversario e qui arriva un certo senso di frustrazione e impotenza.
Essere atleti agonisti significa combattere senza perdere la concentrazione, significa capire il punto debole dell’avversario, esattamente come accade nel tennis o negli altri sport uno ad uno. Quando scopri che il punto debole dell’avversario è ad esempio la parata di seconda, allora si è consapevoli di aver trovato un passaggio per affondare il colpo, nel frattempo però l’avversario corre ai ripari e cerca un mio punto debole. Il mio punto debole era la copertura del capo ed avevano campo largo per affondare colpi.
La psicologia legata allo sport e alle sue regole è fondamentale sia a livello agonistico che in regime di esercizio perché aiuta ad affrontare la sfida nel modo più corretto e coerente possibile. La sfida nello sport diventa paradossalmente la sfida nella vita. L’essere stato a contatto con bambini attraverso l’Associazione In Crescita ASD ed ancora prima l’aver portato la scherma nel progetto europeo TR4ST “The rules for sport talents”, che ha potato a redigere la carta etica dello sport, ha fatto maturare in me la consapevolezza che lo sport debba essere uno strumento di crescita, un momento di aggregazione senza barriere, ha portato in me a sviluppare dei modelli di vita basati sulla condivisione di ogni situazione seguendo le regole del gioco. Gioco che può gioia, dolore, rabbia, delusione e frustrazione. La sfida non è vincere sempre, la sfida è partecipare, arricchirsi emotivamente, diventare consapevoli dei propri limiti e superarli, essere consci dei propri punti di forza e sfruttarli cercando di ottimizzare ogni sforzo. La psicologia applicata allo sport è un momento di crescita collettivo, la scherma ha un punto di forza unico ed ineccepibile: chiunque può praticarla. Questa è la potenza della scherma. Il messaggio schermistico può essere visto come uno strumento di vita, di business e di crescita. Quindi lo sport e la sua lettura in chiave psicologico genera benessere.
Ora vorrei fare una piccola considerazione circa le classificazioni della scherma paralimpica, sappiamo che ci sono tre categorie:
A: atleti con il movimento del tronco pieno e buon equilibrio;
B: atleti senza movimento delle gambe, ridotta funzionalità del tronco e scarso equilibrio;
C: atleti con disabilità in tutti e quattro arti.
Ho accennato poco fa alla mia classificazione schermistica da atleta agonista e devo essere sincero, i criteri di classificazioni andrebbero equilibrati meglio, perché molto spesso mi sono trovato a combattere contro avversari che erano classificati come C, ma in realtà erano B. Tutti gli atleti che non rientrano nelle prime due categorie, che sono abbastanza chiare, vengono messi ingiustamente nel calderone C. Capisco sulla necessità di pragmatismo, ma se è vero che possiedo disabilità in tutti e quattro gli arti, ed oltre a questo non possiedo la motricità fine degli arti e del capo, voi capite che manca un pezzo di regolamento. Quindi in molte gare mi sono sentito a disagio a causa di una classificazione incoerente con le mie caratteristiche fisiche, generando frustrazione sportiva. Andrebbero specificate meglio le tre classi di disabilità e finisco facendo notare che nella categoria C non si fa minimamente accenno alla mobilità del tronco.
Sono qui anche in qualità di Presidente dell’Associazione Nazionale Turismo Open che ha come obiettivo principale informare i turisti con disabilità circa il grado di accessibilità delle varie mete e renderli consapevoli delle varie difficoltà in cui vanno a trovarsi quando vanno a visitare la bellezza dei vari luoghi e trovarsi preparate per generare benessere. Faccio due esempi per spiegarmi meglio.
La Chiesa di San Maurizio a Milano è considerata la cappella sistina milanese, anche se è un confronto improbabile, tuttavia per accedere come si fa dal momento che all’ingresso ci sono diversi scalini? Si entra dall’ingresso del museo archeologico adiacente ad essa e qui si trova l’entrata accessibile a persone con disabilità e al suo interno è perfettamente consultabile ed è emozionante vedere l’inaspettata bellezza degli affreschi che si trovano all’interno. Mentre la Cattedrale di Piacenza che ospita al suo interno gli affreschi del Guercino, non è accessibile in nessun modo. E qui subentra il famoso senso di frustrazione espresso in precedenza dal mondo sportivo. Io turista con disabilità non posso godere del benessere generato dalla bellezza del Guercino a causa di barriere architettoniche? E badate bene tutti possono trovarsi in condizioni di disabilità anche temporanea. La bellezza dell’arte, della musica e paesaggistica generano in noi il famoso benessere.
Bene, la Associazione Nazionale Turismo Open intende rendere tutti consapevoli sulle difficoltà a cui si va incontro quando si visitano luoghi di qualsiasi genere.
Da ultimo desidero far presente che il museo della Scherma intitolato al M° Marcello Lodetti, da me proposto a Giovanni intende fare una meravigliosa sinergia tra sport e bellezza all’insegna del benessere.
Grazie a tutti e grazie a Giovanni per avermi dato la voce.